La musica dei colori.

Oil on wood board. 21 x 20 cm

La musica dei colori. 

Credo che un pittore sia come un musicista. Penso che cambiare tipo di colori sia come cambiare strumento, cambiare soggetto come cambiare partitura. 
Credo che oggi ogni corrente pittorica sia rappresentata e che ciò abbia permesso alla pittura contemporanea di trascendere il suo livello  individualistico e diventare più universale, come lo è la musica.
Con me in particolare i colori sono prepotenti e testardi.
L acrilico,  con quella sua fretta d d’asciugare mi mette la pressione,  mi mette all’angolo,  mi vuole grafica,  come piace a lui.
L olio dal lato suo, mi lascia tutto il tempo,  mi credo tranquilla,  mi do all esercizio e piano piano, l olio mi possiede. Prende il controllo dei temi, mi lancia sfide. Lo sa d essere facile,   d’essere plastico, corposo,  sensuale, lo sa di liberarti dal disegno,  di darti un ala per alzarti,  di permetterti di scolpire fuori il disegno dal colore.
Ma è esigente,  domanda esercizi,  tanti esercizi.
Esercitarsi è fondamentale.
Esercitarsi è  appunto come fare le scale,  qualche arpeggio,  un paio di strofe di un pezzo noto. I musicisti lo fanno in continuazione,  nessuno ci vede niente di male.  Il pittore lui, nasconde i suoi esercizi,  ha come vergogna di fare vedere che ogni tanto fa delle cagate solo per fare un po’ di esercizio.
Esercitarsi è per sempre,  non si ha mai finito di analizzare il lavoro degli altri se non lo si è copiato e riprodotto. Sono molto vicina ai giapponesi in questo : copiare e perfezionare,  studiare.
Ogni soluzione trovata casualmente in un’arpeggio rieccheggera in una composizione più tardi.
La cohérence est surestimée.